PROGETTI



Oltre la tecnica
Processi di insegnamento e apprendimento
in contesti formativi ad alto contenuto tecnico

INTRODUZIONE

All’interno di alcuni ambiti (società sportive, scuole di teatro e di danza, formazione aziendale specifica) esiste una modalità educativa improntata all’insegnamento delle tecniche proprie di quell’ambito o disciplina particolare.
E’ importante riconoscere e valorizzare la dimensione pedagogica di quegli ambiti, perché è quella principale, e moltiplicare le modalità con cui questa si esprime per non rimanere costretti nelle strettoie della trasmissione tecnica.
Questo progetto intende innanzitutto recuperare l’esperienza dei maestri-allenatori-lavoratori esperti, nelle situazioni formative che attraversano quotidianamente, per focalizzare alcune questioni che riteniamo trasversali al rapporto insegnante-allievo in questi ambiti.
Il teatro, un esperienza sportiva non sono intrinsecamente educativi, ma è il modo di trattare alcuni problemi, di curare il sistema delle relazioni tra i componenti che vi prendono parte, che può rendere quell’esperienza un esperienza educativa.

LE QUESTIONI CRUCIALI E IL BISOGNO FORMATIVO

Pensiamo che il “maestro d’arte” non sia solamente colui che trasmette queste tecniche, ma anche la persona che governa la relazione con i vari interlocutori, come il singolo allievo, il gruppo degli allievi, l’organizzazione e la famiglia, e che con essi si trova ad affrontare alcune questioni chiave, quali:

la performance

per una competizione orientata alla crescita

Nella società attuale chi si trova ad insegnare una tecnica, un’arte, uno sport, si trova fare i conti con ambienti e situazioni in cui è centrale la performance. Riconoscere che il raggiungimento di un buon risultato è prioritario non deve far perdere di vista le possibilità educative offerte dal rapporto maestro allievo e dall’esperienza che ne scaturisce, perché proprio questi permettono di migliorare il risultato.
Quest’ultimo infatti migliora nel momento in cui l’allievo riesce ad imparare e quindi a crescere grazie alla “riflessione” che il maestro permette di fare sulla propria prova.
la crescita dell’individuo all’interno del gruppo e la crescita del gruppo

l’altro come compagno e come avversario

Le tecniche si insegnano all’interno di percorsi in cui sono presenti anche altre persone, altri allievi con i quali vengono condivisi tempi e spazi. Compagni a volte scelti, in alcune occasioni del tutto casuali e sconosciuti, in altri avversari. Di conseguenza il maestro si trova a lavorare sempre con dei gruppi.
Obiettivo del maestro deve essere trasformare il vincolo del gruppo in una risorsa per i singoli e di fare imparare dai compagni e dagli avversari. Il maestro deve essere quindi un buon conduttore di gruppo e sfruttare tutte le possibilità che il gruppo stesso offre per insegnare qualcosa, anche oltre le tecniche.

il rapporto con i vincoli

iI mandato e le aspettative dell’organizzazione,

le attese esterne

Ogni esperienza di crescita è legata ad un luogo e ad un organizzazione intorno alla quale ruotano persone che permettono il realizzarsi di quell’esperienza.
L'allenatore si trova al crocevia di un flusso di comunicazioni e di richieste che se non adeguatamente elaborato porta al sovraccarico, con il rischio di perdere di vista il buon governo della situazione.
Ciò che intendiamo offrire è la possibilità di elaborare il proprio ruolo di collegamento e filtro con i diversi interlocutori, interni ed esterni all’ambito tecnico di appartenenza (figure interne all’organizzazione, responsabili, famiglia e genitori, …..), per dare un altro significato alle questioni organizzative e logistiche, alla luce del proprio ruolo educativo.

MODELLO

Il modello pedagogico a cui facciamo riferimento è quello interazionale dove gli assunti teorici hanno una diretta applicabilità nella prassi del lavoro. Ogni partecipante avrà un ruolo da attore, porterà la propria esperienza professionale da cui il gruppo potrà imparare.

proposte di percorso


Breve ciclo di lezioni a tema

Tre lezioni destinate ad una platea allargata, permettono di illustrare le possibilità fondamentali che un approccio pedagogico consente, nella lettura e nel governo di situazioni di insegnamento, in contesti formativi ad alto contenuto tecnico. Sono poste a distanza di una o due settimane.

Percorsi laboratoriali
Della durata di circa sei mesi, con incontri di mezza giornata, a distanza di 3-4 settimane, rivolti ad un gruppo massimo di 12-15 “maestri”. Un numero ristretto di partecipanti consente al conduttore di soffermarsi sui processi d’interazione e permette al gruppo stesso di imparare dall’esperienza che vive in quel momento.
  • Formazione sui temi specifici del ruolo, destinato a chi si avvicina per la prima volta al ruolo di allenatore o maestro d’arte.
  • Sostegno sui problemi ricorrenti, destinato a chi già è operativo nei ruoli professionali sopra citati

Consulenza individuale
A richiesta dei partecipanti dei percorsi sopra nominati, oppure come percorso separato ma sempre secondo il modello della formazione su temi specifici o del sostegno sui problemi ricorrenti.

Consulenza al progetto
Rivolta a dirigenti, responsabili, coordinatori d’area alle prese con una progettazione ad ampio respiro (tavoli di progettazione, finanziamenti pubblici...), connessa ai problemi dell’insegnamento in contesti formativi ad alto contenuto tecnico.

metodo

E’ previsto un incontro per la definizione dell’intervento in base ai puntuali bisogni del committente. In seguito a quello verrà concordata la programmazione, il calendario e definito il costo del percorso.


PASSAGGI SMARCANTI
 

L’educatore che sfrutta le occasioni offerte dalle pratiche sportive

Questo progetto nasce dall'idea di sostenere il mondo del sociale avendo come "medium" lo sport e cercando connessioni educative tra la pratica sportiva e gli altri ambiti della vita di un ragazzo utente di un servizio educativo.

Finalità:
  • Lavorare sul valore aggiunto che può avere per l’operatore sociale rielaborare l’esperienza sportiva dei propri utenti.
  • Valorizzare le interazioni esistenti tra gli educatori e gli altri attori del mondo dello sport.

E’ nostra intenzione partire dai rapporti esistenti tra operatori sociali, allenatori e utenti sfruttando come risorsa il fatto che i ragazzi dei servizi educativi spesso pratichino sport.
Come può l’operatore sociale sfruttare al massimo le potenzialità educative che l’ambito sportivo offre? Innanzitutto riconoscendolo come un contesto altro rispetto alla famiglia, alla scuola, alla comunità o a un servizio educativo, con regole e obiettivi propri ma che presenta analogie con quei contesti.
Lo sport è il luogo della corporeità e del gioco, elementi che danno la possibilità al minore con difficoltà, emarginato o con scarsa stima di sé, di esprimersi su un piano paritario, se non addirittura di eccellenza. A volte, infatti, l’ambito sportivo può rivelarsi un luogo di sperimentazione di competenze e di gratificazioni, che è possibile, e che noi riteniamo importante, trascinare anche negli altri ambiti della vita.
In particolare sottolineiamo la rilevanza della performance e della competizione, tipiche di tutti gli sport, perché offrono all’educatore l’occasione di insegnare il valore e i limiti di questi due concetti in tutti gli ambiti della vita.
Così come grandi opportunità educative vengono offerte dall’esperienza della fatica fisica, nonché dalla dimensione ludica e dal rapporto con le regole.
Lo sport è uno spicchio del mondo che presenta, in piccolo e quindi semplificate, molte situazioni del mondo: per l’educatore si presentano dunque molti spunti di rielaborazione e di trasferimento, con il proprio educando-sportivo.

Destinatari:
Operatori sociali dei servizi educativi: in particolare educatori di comunità alloggio e di centri di aggregazione giovanile.

Proposte di percorso:
Formazione per operatori di 6 incontri di mezza giornata.

 


Studio Atlante

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